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Primo anniversario della morte di don Michele. Il ricordo della parrocchia

Era la vigilia della festa della Presentazione al Tempio. Don Michele, che aveva celebrato l’ultima volta in questa chiesa la mattina della vigilia di Natale, cessava il suo viaggio terreno e si presentava dinanzi al Signore.

Da quel momento la nostra comunità, che lui ha guidato per circa vent’anni, gli è sempre vicina colla preghiera e coll’affettuoso ricordo, sorprendendosi spesso in memorie ora sorridenti ora tristi o malinconiche. Come dimenticare don Michele? Come dimenticare un simile monumento di disarmante umanità? Don Michele era un sacerdote umanissimo, che non nascondeva la sua fragilità, anzi la mostrava con orgoglio, consapevole dell’imperfezione della nostra natura.

È vero, diceva spesso di sì, veniva incontro a tutti anche quando non era il caso, preferiva una cauta equidistanza a posizioni nette per evitare lo scontro per quanto possibile, non amava certe regole, la burocrazia, gli schemi, ma il suo era un agire aperto, senza sotterfugi, magari sottovalutando le conseguenze, e comunque senza cattiveria, in buona fede: ritto nella sua dignità di uomo, era e si sentiva tale, prima che sacerdote e parroco, con tutti i rischi. Certo, sbagliava anche lui, e qualche volta la situazione gli sfuggiva di mano: anche in quei casi, però, la sua umanità debordava e, fedele a se stesso, riusciva quasi sempre a trovare una soluzione, la meno dolorosa possibile, per sé e per gli altri.

Agiva sostanzialmente col cuore. Chi di noi non ricorda la commozione di don Michele, i suoi occhi lucidi, anche all’altare? Don Michele sapeva piangere, quasi senza vergognarsene. Il suo segreto, il segreto della sua bonomia e del suo sorriso, delle sue lacrime e della sua indulgenza, era la fede vissuta colla spontaneità di un bambino: lo dicevano i suoi occhi, da cui traspariva spesso una placante ingenuità, che rubava momentaneamente la scena al suo sguardo acuto, esperto, divertito e divertente, pungente e riflessivo, quello del professore, del giornalista, del monsignore, dell’arciprete che ha sempre pronta una battuta, una barzelletta gustosa, un motto arguto, un parola adatta per tutti, uomini, donne, bimbi, anziani.

Impaziente e rapido ma anche pigro e abitudinario, ordinato e pasticcione, regalando sorrisi o sbuffando seccato, ora popolare ora colto, ora antico ora moderno, ricco di umane contraddizioni tanto quanto era ricco il suo gran cuore, don Michele è e resterà un tassello ‘ingombrante’ della storia della nostra parrocchia.

A un anno dal suo addio, possiamo guardarlo con affetto sereno, mettendo da parte le inevitabili ombre e concentrandoci sulle luci del lungo cammino che ha percorso con noi, grati per l’amore che, pur tra difficoltà e incomprensioni, ha voluto e saputo donarci. Don Michele, grazie per tutte le cose belle che abbiamo vissuto insieme. Avrai sempre un posto d’onore nei nostri cuori.

1° febbraio 2015

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